Una preghiera

Lasciami così con le rondini che salutano, con il giorno spento e i suoi tre vecchi lampioni. -Si accendono, non vedi? – lo sono nata per questo, per vedere dipanarsi il giorno e sfaldarsi dalla luce, per baciare il buio della notte e sentire gufi tracotanti nelle orecchie. Che t'importa? Lasciami così, ti prego, non v'è nulla da temere: io sono nata per poco per quel poco che sono. Copyright ©2018 Pival – Maria Pia Solito Valerio

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Voglio essere un colibrì

Voglio essere un colibrì, volare imperturbabile e sempre più in alto, da non vedere per nulla questo mondo a cui ho detto: “ti odio“ Bene assaporando il nettare dei fiori, e frullare fra le nubi bianche: zucchero filato sparso nell’azzurro tessuto del cielo. Allontanarmi vorrei e inondare di lacrime la terra detergendola dall’invasione di criminalità efferata: timbro schiacciante di vano, continuo e stolto potere; dalla ideologia insidiosa cruente di crescente mal costume umano. Voglio essere un colibrì e librarmi fra gli spazi…

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Mia madre lontana

Non sapevi, madre mia lontana, che coltivando le tue piante di basilico al davanzale, io fossi la dimensione di uno spazio impalpabile, tenera di una foglia e l'altra; o la commozione felice di un ramo sovraccarico di frutti. Non sapevi, tu che nascondi in ogni grinza episodi amari, che allevavi al tuo balcone una creatura strana incomprensibile, a cui davi da bere nell'idrogeno e l'ossigeno anche il sale delle tue ansie. Copyright ©2018 Pival – Maria Pia Solito Valerio

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Il mio calice d’universo

  II mio calice traboccante d'universo l'ho dato, amico Ma oggi non vale cinque lire e non avrei dovuto cederlo non e stato sorseggiato centellinando il nettare dell'amore. Gli hanno messo dentro veleno non i voli di allodole o i deserti arrossati di nuvole sanguigne e c'era l'anima e le stelle. La mia testa fuma come un capriolo al ceppo di un camino: non avrei dovuto offrire la musica di quel cristallo lo scintillio dell'anima la spuma della vita. I mio calice…

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Ora non dopo

(con affetto all'infermiera Francesca Baretta) à tout le monde! io dico: siamo solo sfuggenti orme di vita e l'inferno è qui, già è qui con i suoi mille e più circoscritti terrificanti dolori, sofferenze, inquietudini, disagi di varietà multipla, insopportabili nella carne nella psiche E' ora adesso non dopo. Copyright ©2018 Pival – Maria Pia Solito Valerio

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Ti Amo

Una parola sempre giovane che, sorgendo, rinnova, forbita da sentimenti nobili spirali d’illusioni. Ti amo: la parola che agonizza adesso in un commiato, nel quale tutto sembra sia stato già detto. Copyright ©2018 Pival - Maria Pia Solito Valerio

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Caro, caro dolce fanciullo

In un pomeriggio di Settembre illuminato dal sole, eri lì, seduto per terra, imprenditore, serio costruttore di aerei e barchette di carta per un pubblico di passaggio: caro, caro dolce fanciullo! Proprio di quella avvilente carta stampata sulla quale spesso si parla a sproposito o di varie criminalità, tu, ignaro, ti eri servito in trastulli dell’ infanzia. Con il sorriso e la semplicità di quella sorprendente iniziativa offrivi lezione di vita ai fannulloni, ai pigri, ai reietti della società. Mi sono lasciata…

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Come Sugar

(a Fabio Faggin) Un filo d’erba! E' vita nei microscopici organismi, nell'offerta di un omaggio improvviso semplice colmo di cellule, di vibrazioni di luce, colore armonia palpiti sommessi e oscillanti alla mite carezza. del vento sulla sua corona di quattro foglie tenere, fragili, regali: base del mondo intero, dell'universo, nella dolcezza del gesto: un attimo fugace cone "Sugar". Ed io morirò cantando sempre la divina e perenne canzone della vita. Copyright ©2018 Pival - Maria Pia Solito Valerio

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Adieu, mon frere…

(a mio fratello il pittore Damiano Solito ) Adieu, mon frere...... Sei scomparso quasi danzando su ” la vie en rose”, le cui note da te preferite talvolta volentieri le sprigionavi dalla tastiera del tuo pianoforte. Ricordo quelle nostre opinioni sulla morte, cosi colme di celie e ironie varie, in cui sovente accennavi al desiderio categorico di precedenza assoluta su tale dipartita. E, volando come un gabbiano, prima di me, ti sei dileguato in cenere proprio nel dì dell’Angelo. Senz’altro e ancora…

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Divinamente Morire

(al Prof. Davide D’Amico) E’ in quella dimensione imperscrutabile del mio essere che ho sostato cercando non invano di capire. Un luogo etereo, fluttuante, definito silenzio, oasi di pace; effluvi di variegate essenze le fragranze di quelle parole inudibili perché mai pronunciate, ma salienti, ineluttabili, gremite di ardori di tenerezze sottili e avvolgenti: impercettibili plurisembianze di sentimenti ineffabili e puri formulati dal tempo, scultore della vita, del pensiero, di silenzio e solitudine: megafoni di coscienza proprietà private, intime, di voci scandite da…

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