Bitcoin: perché viene chiamato oro digitale?

Bitcoin: perché viene chiamato oro digitale?

Approfondimenti

 
 

Introduzione

Spesso, Bitcoin viene comunemente definito come oro digitale, anche per via delle sue somiglianze con il processo di estrazione del metallo prezioso. Come spiegheremo nel corso di questo approfondimento, le analogie non si limitano soltanto a questo. Per capire Bitcoin, infatti, occorre comprendere le diverse evoluzioni che il concetto di moneta ha avuto nel corso della storia: dal baratto alle commodity money, dai metalli preziosi fino alle valute fiat e carte di credito. Come vedremo, l’oro ha avuto un ruolo determinante nella nascita di un nuovo paradigma monetario.

L’epoca d’oro del Gold Standard

Il nostro attuale sistema monetario è un sistema basato sulle cosiddette valute fiat. Una valuta fiat è un tipo di valuta che viene emessa da un governo e regolata da un’autorità centrale, come la Banca Centrale. Una valuta fiat non è sostenuta da un bene fisico sottostante, come ad esempio metalli preziosi come oro o argento.

Questo sistema non è sempre stato così: fino al 1971 era in vigore il gold standard (o sistema aureo), un sistema monetario in cui una valuta fiat (ad esempio il dollaro americano) era sostenuta e riscattabile dall’oro. Questo significa che, contrariamente alle moderne valute fiat, i dollari dell’epoca erano monete cartacee rappresentative: ogni banconota poteva essere scambiata con un certo quantitativo di oro.

Una vecchia banconota da 20 dollari, riscattabile con una determinata quantità di oro

 

Tra il 1871 e il 1914 il gold standard è stato un sistema monetario ampiamente diffuso ed utilizzato in tutto il mondo. Durante questo periodo, ogni nazione poteva convertire le proprie monete in dollari americani e, dal momento che questi erano convertibili in oro, riscattare una certa quantità del metallo prezioso.

Abbiamo l’oro perchè non possiamo fidarci dei governi – Herbert Hoover, 31° presidente degli Stati Uniti d’America

Durante il gold standard, l’offerta di moneta di una nazione era direttamente collegata con le proprie scorte di oro. Questo significa che una nazione non poteva avere più moneta circolante delle proprie riserve auree, custodite dalla Banca Centrale. In altre parole, il gold standard impediva ad un’economia di avere più debiti di quanti ne potesse ripagare. Anche se ben collaudato, questo sistema non era destinato a durare ancora a lungo.

La sospensione del Gold Standard e l’Emergency Banking Act

La fine dell’adozione diffusa del gold standard, coincide con l’inizio della prima guerra mondiale nel 1914. Infatti, i paesi coinvolti nel conflitto, avevano bisogno di una grande scorta di munizioni ed equipaggiamento bellico per affrontare la guerra. Dal momento che la quantità di oro disponibile era limitata, i paesi coinvolti nella prima guerra mondiale decisero di abbandonare temporaneamente il sistema del gold standard.

Un altro evento scosse alle fondamenta il sistema aureo: a seguito della Grande Depressione del 1929, il 9 marzo 1933Roosevelt presentò al congresso degli Stati Uniti l’Emergency Banking Act, una legge volta a proteggere le grandi banche dell’epoca, ampiamente interessate dalla crisi del ’29.Tra le numerose riforme del new deal era presente l’ ordine esecutivo 6102, che vietava ad ogni cittadino americano di possedere più di $100 dollari in oro; la cifra sarà poi abbassata a $35 durante il governo Nixon. Un anno dopo l’Emergency Banking Act, il governo degli Stati Uniti rivalutò l’oro da $20.67 a $35 per oncia (circa 28 grammi), aumentando così la quantità di moneta necessaria per acquistare il metallo prezioso. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti possedevano circa il 75% della quantità di oro presente al mondo.

La fine della seconda guerra mondiale e del Gold Standard

Dal momento che le altre nazioni potevano convertire le proprie riserve auree in una quantità maggiore di dollari statunitesi, questo processo portò inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Nel 1939, la produzione di oro salì così tanto da eguagliare la quantità totale di moneta globale in circolazione.

Nel corso di questi anni, il dollaro americano sarà l’unica valuta in circolazione ad essere sostenuta e convertibile in oro. Tuttavia, mentre gli altri stati iniziavano il processo di ricostruzione postbellico, gli Stati Uniti vedevano le proprie riserve auree calare drasticamente, dal momento che la domanda di importazione per l’oro da parte delle altre nazioni aumentò considerevolmente.

Nel 1944 il gold standard fu sostituito dagli accordi di Bretton Woods, che durarono fino al 15 agosto 1971, data in cui gli Stati Uniti abolirono ufficialmente la convertibilità del dollaro in oro, decretando la fine del gold standard e l’inizio di un nuovo sistema monetario basato su valuta fiat.

L’epoca delle valute fiat

Le cosiddette valute fiat, come DollariEuro o Pound traggono il loro valore dalla forza della domanda e dell’offerta presenti sul mercato. Inoltre, i governi danno indirettamente valore alle valute fiat attraverso un obbligo fiscale, imponendo cioè che queste siano usate come esclusivo mezzo di pagamento per bollettetasse e beni di prima necessità. La logica conseguenza è una costante domanda di valuta fiat da parte della popolazione.

Come abbiamo visto, dal momento che le valute fiat non hanno più un collegamento diretto con l’oro, i governi hanno ora il potere di stamparne in quantità indefinita. Indirettamente, attraverso i prestiti, anche le banche creano del nuovo denaro che viene immesso nell’economia. Nel corso degli anni, questi fattori hanno portato ad un aumento esponenziale dell’offerta globale di moneta, ovvero della quantità totale di moneta disponibile in un’economia

 

Aumento dell’offerta globale di moneta negli Stati Uniti dal 1981 al 2012, misurati in miliardi di dollari.

Le valute fiat e il problema dell’inflazione

Dal momento che qualsiasi nazione che abbia sovranità monetaria può aumentare indefinitivamente la quantità di moneta presente nella propria economia, il rischio di inflazione è molto elevato. In altre parole, più aumenta la quantità di denaro presente in un sistema economico, più diminuisce il suo potere d’acquisto, con un conseguente aumento del prezzo dei beni. In questi casi si assiste appunto ad un’inflazione della valuta.

Ad esempio, rispetto al 1914, il potere di acquisto del dollaro americano è sceso di circa il 98%. Questo significa che i prezzi hanno visto un aumento del 2461% rispetto al secolo scorso. In altre parole, 1 dollaro del 1914 ha lo stesso potere di acquisto del corrispettivo di $25.61 dollari odierni. A questo indirizzo è possibile vedere le statistiche per un determinato range temporale.

 

Il problema principale della perdita del potere d’acquisto deriva dal fatto che lo stipendio e i redditi della maggior parte delle persone non sono aumentati di pari passo con l’incremento dei prezzi. Questo ha costretto molte persone ad indebitarsi per pagare gli strumenti necessari alla propria sopravvivenza che, in una sorta di circolo vizioso, continuano ad aumentare. Del resto, i privati non sono gli unici ad accumulare debito: si stima che il debito globale degli Stati abbia raggiunto l’incredibile cifra di 250 bilioni di dollari.

Negli scenari più estremi, assistiamo a casi di iperinflazione, come accaduto in passato nella repubblica di Weimar. All’epoca, le persone dovevano trasportare carriole piene di soldi per acquistare beni di prima necessità, spesso il più rapidamente possibile, per evitare che i prezzi aumentassero ulteriormente

 

 

Weimar, 1922. Dei bambini giocano con un aquilone fatto interamente di banconote. Foto di rarehistoricalphoto.com

 

Non serve spingersi troppo nel passato per trovare altri esempi: recentemente, il bolìvar venezuelano ha visto un’inflazione pari al 10.000.000%.

È possibile un ritorno al Gold Standard?

Recentemente si è auspicato un ritorno al gold standard come mezzo per stabilizzare l’intero sistema monetario mondiale. Tuttavia, questa soluzione non sarebbe esente da problemi: nel 2012 si è stimato che la quantità totale di oro presente sul pianeta corrisponda a soli 9 bilioni di dollari, pari al 3,6% del debito globale. Per avere un nuovo sistema aureo quindi, occorrerebbe aumentare esponenzialmente il prezzo dell’oro, causando shock economici non indifferenti.

Bitcoin: un nuovo oro digitale?

Per alcuni, Bitcoin potrebbe essere la soluzione a questo problema, dal momento che la criptovaluta sembrerebbe condividere molte caratteristiche con l’oro. Ad esempio, l’offerta di moneta disponibile ha una quantità limitata, fissata a 21 milioni di Bitcoin dal protocollo ideato da Satoshi Nakamoto. Inoltre, come per l’oro, nuovi Bitcoin vengono estratti (o minati) ad un tasso determinato e prevedibile. Tuttavia, a differenza del prezioso metallo, la quantità di Bitcoin estratta viene dimezzata circa ogni 4 anni, in un processo noto come halving. Attualmente, l’inflazione di Bitcoin è pari al 3.84% e si stima che scenderà all’1.80% nel 2020, per arrivare infine allo 0% nel 2140, anno in cui l’ultimo Bitcoin sarà minato.

 

A differenza delle valute fiat, la curva inflazionaria di bitcoin è conosciuta e decrescente. Nell’immagine il tasso di inflazione di Bitcoin dal 2009 al 2019.

 

Dal momento che il tasso di emissione di nuovi Bitcoin è definito in maniera matematica dal suo protocollo, la criptovaluta è immune dai cosiddetti supply shock (o shock dell’offerta). Un caso famoso di supply shock si verificò nella seconda metà dell’800, durante la corsa all’oro californiana: l’aumento di cercatori d’oro e la scoperta di nuovi giacimenti ebbe effetti notevoli sulla quantità di oro presente sul mercato. Si stima che a seguito di questo fenomeno, durante la decade 1849-59, si ebbe un aumento annuale del 6.39% nell’offerta mondiale di oro.

Un’altra caratteristica che accomuna Bitcoin ed oro è quella di essere apolidi: non vengono cioè creati da alcuna banca centrale o istituzione finanziaria; inoltre, entrambi forniscono una base monetaria limitata, a differenza delle valute fiat che, come abbiamo visto, possono essere stampate in quantità prossoché illimitate.

Bitcoin e oro: da dove deriva il loro valore?

Nel corso del tempo, le proprietà fisiche dell’oro l’hanno reso una riserva di valore largamente impiegata da individui e governi. Infatti, privaticompagnie assicurative e istituzioni finanziarie hanno immagazzinato una parte della propria ricchezza in oro, specialmente durante periodi di incertezze economiche o politiche. Vista la sua popolarità, l’oro si è guadagnato il titolo di bene rifugio per eccellenza.

È curioso notare come, ad esclusione di alcune applicazioni specifiche (es. otturazioni dentistiche o gioielleria), l’oro non possa essere mangiato, usato per produrre energia o impiegato nella costruzione di case: essenzialmente, è inutile per le attività di sopravvivenza dell’uomo. Questo significa che il suo valore deriva esclusivamente dalla credenza delle persone che questi valga effettivamente qualcosa. Lo stesso principio si applica per Bitcoin: se il prezzo di un Bitcoin raggiunge la cifra di $11.000, vuol dire che esistono persone disposte a comprare la criptovaluta a quel prezzo, in base ad aspettative di tipo economico, sociale e politico.

Bitcoin vs Oro: un confronto

Quali sono i principali vantaggi di Bitcoin rispetto all’oro? In primis la portabilità, ovvero la capacità di un bene di essere trasportabile facilmente. Come è noto, l’oro non è un bene sicuro e facile da trasportare: solitamente ci si rivolge ad agenzie specializzate che svolgono questa compito, evitando inoltre possibili problemi di sicurezza derivanti dal trasporto. Inoltre, l’acquisto e la vendita di oro sono dei processi lenti e pieni di burocrazia, che comportano l’invio di dati sensibili a terze parti, oltre che all’inserimento del proprio nominativo in appositi registri.

Portabilità

Bitcoin, al contrario, è incredibilmente facile da trasportare: sia che decidiamo di conservare la criptovaluta in un wallet softwarehardware wallet o paper wallet,tutto quello di cui abbiamo bisogno per spendere i nostri fondi è una connessione Internet e le nostre chiavi private. Per inviare e ricevere Bitcoin, inoltre, non dobbiamo fare affidamento su servizi esterni che garantiscano la sicurezza della transazione: il network stesso rende le nostre transazioni sicure ed impossibili da falsificare, iscrivendole in un registro pubblico e consultabile da chiunque. Oltre alla velocità di scambio e all’assenza di burocrazia, scambiare Bitcoin ha un costo nettamente inferiore rispetto all’oro: lo scorso maggio, l’Exchange asiatico Binance ha trasferito una quantità di Bitcoin pari a $550 milioni al costo di 5 dollari.

Anonimato

Per iniziare ad utilizzare Bitcoin non occorre alcun tipo di permesso, registrazione o consegna dei propri dati personali ad un ente terzo. Con le dovute accortezze, infatti, Bitcoin può essere uno strumento di pagamento totalmente anonimo (anche se, solitamente, viene definito ed utilizzato come strumento pseudoanonimo).

Divisibilità

Un altro tratto distintivo di Bitcoin è la sua elevata divisibilità: la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto, infatti, può essere divisa fino all’ottava cifra decimale, consentendo di effettuare micropagamenti in Satoshi (le unità più piccole del Bitcoin). Al contrario, dividere l’oro fisico in unità molto piccole, è un processo dispendioso e poco pratico: per pagare un caffè dovremmo andare in giro con della polvere d’oro!

Conservazione

L’oro è immune da disastri naturali e, generalmente, viene conservato in caveauestremamente sicuri e controllati. Nel caso di Bitcoin, l’accesso alle proprie chiavi private è l’unico modo in cui è possibile trasferire i nostri fondi. Nel caso in cui dovessimo perdere il backup delle nostre chiavi private, a seguito di un furto o di altri sfortunati eventi, non avremmo più accesso ai nostri fondi. Del resto, fare a meno di intermediari finanziari nella gestione dei propri risparmi, comporta anche un aumento dei rischi connessi allo storage e alla sicurezza dei propri fondi.

Volatilità e storia

Sia l’oro che Bitcoin sono investimenti speculativi, spesso visti dagli investitori come beni rifugio in periodi di crisi. A differenza dell’oro, collaudato da secoli di diffusione e utilizzo, Bitcoin è uno strumento ancora molto giovane, con una storia di appena 10 anni alle spalle. Anche per questo motivo, la volatilità della criptovaluta, ovvero la variazione percentuale del prezzo nel corso del tempo, risulta nettamente più elevata rispetto a quella dell’oro.

 

Confronto dei livelli di volatilità tra Bitcoin (in nero) e Oro (in giallo)

Conclusioni

In un articolo del 2015, George Selgin, direttore del Centre for Monetary and Financial Alternate del Cato Institute, ha definito bitcoin come una commodity monetaria sintetica. Lo storico monetario Warren Weber ha pubblicato nel 2016 un report per la Bank of Canada, intitolato ‘A Bitcoin Standard: Lessons from the Gold Standard’. Nel documento, viene ipotizzato un sistema monetario internazionalebasato esclusivamente su Bitcoin, dove la criptovaluta sarebbe assimilabile al gold standard precedente al 1914.

Sebbene non manchino pareri contrastanti da parte di esperti e semplici appassionati, non sappiamo ancora con certezza che direzione prenderà Bitcoin. Quello che è certo è che, dalla sua nascita ad oggi, la criptovaluta ideata da Satoshi Nakamoto ha contribuito a sollevare numerosi quesiti in merito alla natura, ai limiti e agli sviluppi futuri del nostro attuale modello economico. Solo il tempo potrà dirci se Bitcoin sarà per il nostro sistema economico quello che Internet è stato per la comunicazione di massa: un nuovo e inaspettato cambio di paradigma.

tratto da: digitaltrade

Cocioale

Consigliere della Bitcoin Foundation Italia. Autore del libro “Il Mio Bitcoin: un viaggio esperienziale nel mondo del Bitcoin e delle Cryptovalute” venduto su Amazon. Autore del gioco “Coinopoly”. Organizzatore dei Cashflow Game a Trieste, dove insegna le regole del denaro giocando. Organizza inoltre i Meetup a Trieste dove insegna alle persone come integrare il Bitcoin e le Cryptovalute nella propria vita personale e professionale.

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